«Polizzello e il suo mito»
Walter Guttadauria
Polizzello, ovvero la vita e le tradizioni del borgo e delle circostanti contrade ricostruita in un volume di Maria Sorce Cocuzza, instancabile ricercatrice di memorie storiche del territorio, con un impegno che l'ha già vista autrice di svariate opere dedicate soprattutto alla natia Mussomeli. Il volume (Edizioni Lussografica) è un ampia e dettagliata descrizione della storia di questo ex feudo, dove si fondono testimonianze di tempi lontanissimi, esperienze di vita del contado e cura degli animali, ricette e attività domestiche, dialetto e preghiere, aneddoti e leggende, canti e racconti: un'opera voluta da tanti abitanti che risiedevano nel borgo e nelle terre circostanti fino agli anni Settanta, e che pertanto ora diviene l'omaggio a una memoria comune per far sì che non si disperda.
«Polizzello e il suo mito» è il titolo del volume, che si apre con una descrizione di questo territorio, ubicato ad est del comune di Mussomeli, e della sua Montagna abitata dai Sicani fin dalla preistoria: un luogo pregno di storia, dunque, e che per questo stimola emozioni, oltre che una un'inesauribile serie di testimonianze legate a quel ricco sito archeologico. L'autrice passa quindi in esame le vicende della nascita del borgo rurale: promotore della costruzione e del popolamento di Polizzello fu il principe Pietro Lanza di Trabia, che per favorire ciò concesse in affitto il feudo lottizzato. Tra gli affittuari - è ricordato - ci fu Donna Tana Sorce, esperta in coltivazioni agrarie, che oggi definiremmo una brava «imprenditrice» per i profitti che seppe ricavare. Il principe, per favorire la residenza dei pionieri, nel 1854 fece costruire al centro del feudo «funnachi» e «magazzini», la cui esistenza è testimoniata dai discendenti dei primi abitanti.
Il volume riporta, tra le tante testimonianze, quella della prof. Amelia Giovino che fa una descrizione del borgo d'un tempo, ricordando come «agli inizi del Novecento, poiché le abitazioni si rivelarono insufficienti ad ospitare tutte le famiglie dei contadini che lavoravano nel feudo, su una pianura venne costruita una lunga serie di case tutte uguali». E ancora: «In seguito alla riforma agraria, il feudo fu sottratto al principe Trabia con una notifica di esproprio e le terre, unitamente alle abitazioni, vennero assegnate ai coltivatori diretti che ne divennero i proprietari». «Quasi tutti i residenti del borgo allevavano animali da soma, da lavoro, da latte, da cortile. Regnava un grande fermento di vita che coinvolgeva anche i bambini che, numerosi, frequentavano la scuola e rendevano vivace e ilare l'atmosfera del luogo…». Oggi, «all'allego chiacchiericcio dei residenti si è sostituito un greve silenzio».
Dopo aver
dato notizie sulla «matriarca» Caterina Ricotta,
andata in sposa a Salvatore Aina, uno dei pionieri
dell'ex feudo,
Seguono il capitolo dedicato alla fauna domestica e selvatica di Polizzello, con i tanti usi legati agli allevamenti, e quello sulla parlata dei borghigiani «cinzioti» (con una «sfilata» di modi di dire), per poi passare al borgo dei tempi attuali.
La parte finale del volume è dedicata al principe Pietro Lanza e Galeotti, fondatore del borgo, e alla sua famiglia. Viene anche ricordato Raimondo Lanza, morto suicida a Roma, la cui tragica fine ispirò la celebre canzone di Domenico Modugno «Vecchio frak». Il testo della Sorce Cocuzza si avvale di rare e interessanti foto d'epoca.